
Perché la pelle fiorentina è così famosa?
La pelletteria è profondamente legata alla città di Firenze: basti pensare che già in epoca etrusca, in questo territorio si praticava la concia delle pelli.
La lavorazione delle pelli richiedeva grandi quantità d’acqua, motivo per cui solo alcune zone della città erano adatte a questa attività, in particolare le aree lungo le sponde dell’Arno, come quelle intorno al Ponte Vecchio.
Nel tempo, si sviluppò una vera e propria filiera artigianale, composta da diverse figure professionali:
• I Beccai: fornivano la materia prima, ovvero le pelli degli animali macellati.
• I Galigai: si occupavano della concia. A seconda delle mansioni, venivano anche chiamati:
o Pelicani, coloro che conciavano le pelli;
o Pezzai, i venditori di pelli;
o Orpellai, artigiani specializzati nella decorazione delle pelli.
Il termine Galigai è anche un cognome storico fiorentino, che probabilmente deriva dalla loro specializzazione nella produzione delle galighe, calzature in cuoio morbido molto diffuse nel Medioevo.
L’importanza di questa arte è visibile ancora oggi nella toponomastica fiorentina:
• Via dei Conciatori,
• Canto delle Mosche (il nome si riferisce alle mosche attratte dalle lavorazioni delle pelli, spesso veicolo anche di malattie).
Nel XVI secolo, fu la famiglia Medici a riorganizzare le arti e i mestieri della città: decise di collocare l’Arte dei Beccai nella zona dell’antico mercato (oggi Piazza della Repubblica) e trasferire l’Arte dei Galigai e tutto il settore della pelle nell’area di Piazza Santa Croce.

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