
Ci chiedono spesso: come si riconosce la vera pelle da quella sintetica?
1. Odore:
La vera pelle ha un odore caratteristico, spesso descritto come acre o terroso. Questo profumo deriva dai processi di lavorazione e concia del materiale.
La pelle sintetica, al contrario, ha un odore neutro o al massimo un sentore chimico o plastico.
2. Tatto:
La pelle vera è morbida, flessibile e può presentare irregolarità, venature, pori o piccole imperfezioni: segni distintivi della sua origine naturale.
Al tatto, la finta pelle appare più rigida, liscia e uniforme, priva di variazioni.
3. Prova del fuoco (solo per esperti!):
Bruciando un pezzetto di vera pelle, questa si scurisce e si aggrinzisce, emanando un odore simile a quello del pelo bruciato.
La pelle sintetica invece si fonde, brucia più velocemente e sprigiona un odore di plastica.
Perché la pelle fiorentina è così famosa?
La pelletteria è profondamente legata alla città di Firenze: basti pensare che già in epoca etrusca, in questo territorio si praticava la concia delle pelli.
La lavorazione delle pelli richiedeva grandi quantità d’acqua, motivo per cui solo alcune zone della città erano adatte a questa attività, in particolare le aree lungo le sponde dell’Arno, come quelle intorno al Ponte Vecchio.
Nel tempo, si sviluppò una vera e propria filiera artigianale, composta da diverse figure professionali:
• I Beccai: fornivano la materia prima, ovvero le pelli degli animali macellati.
• I Galigai: si occupavano della concia. A seconda delle mansioni, venivano anche chiamati:
o Pelicani, coloro che conciavano le pelli;
o Pezzai, i venditori di pelli;
o Orpellai, artigiani specializzati nella decorazione delle pelli.
Il termine Galigai è anche un cognome storico fiorentino, che probabilmente deriva dalla loro specializzazione nella produzione delle galighe, calzature in cuoio morbido molto diffuse nel Medioevo.
L’importanza di questa arte è visibile ancora oggi nella toponomastica fiorentina:
• Via dei Conciatori,
• Canto delle Mosche (il nome si riferisce alle mosche attratte dalle lavorazioni delle pelli, spesso veicolo anche di malattie).
Nel XVI secolo, fu la famiglia Medici a riorganizzare le arti e i mestieri della città: decise di collocare l’Arte dei Beccai nella zona dell’antico mercato (oggi Piazza della Repubblica) e trasferire l’Arte dei Galigai e tutto il settore della pelle nell’area di Piazza Santa Croce.
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Da dove proviene la pelle per gli accessori
La pelle utilizzata negli accessori proviene principalmente da quattro mammiferi: bovini, ovini, suini e caprini. In misura minore, circa il 10% della produzione, vengono impiegate pelli di animali marini.
La quota maggiore, circa due terzi, deriva dai bovini, come sottoprodotto dell’industria alimentare.
Esistono poi pellami particolari come quelli di coccodrillo, struzzo o pitone, ricavati da animali allevati appositamente per la loro pelle.
Cuoio o pelle?
n origine il termine cuoio indicava il pellame rigido conciato al vegetale, usato per le suole delle scarpe. Oggi, invece, si intende qualsiasi pellame trattato con concia vegetale.
La pelle è la categoria più ampia, che comprende tutti i materiali derivati dal derma animale, incluso il cuoio. In alcuni settori manifatturieri, “cuoio” si riferisce solo alla pelle conciata al vegetale, mentre “pelle” indica quella conciata al cromo.
Concia vegetale
• Origini antichissime, massima tradizione in Toscana.
• Usa tannini naturali estratti da alberi.
• Conferisce al cuoio caratteristiche uniche: assorbe i segni del tempo, invecchia senza rovinarsi, assume tonalità calde con gli anni.
• È ecologica, facilmente smaltibile e priva di sostanze tossiche (coloranti azoici, nichel, pentaclorofenolo, cromo).
Concia al cromo
• È la più diffusa: riguarda l’80–90% della produzione mondiale.
• Rapida, economica, standardizzata: garantisce uniformità di colore, impermeabilità e tempi di lavorazione ridotti.
• Ha però un impatto ambientale maggiore e riduce il valore artigianale del prodotto.

Acquistare prodotti artigianali
Scegliere un prodotto artigianale significa sostenere tradizioni secolari a rischio di scomparsa.
Un oggetto fatto a mano non è solo un privilegio e un investimento, ma anche un bene destinato a durare nel tempo, tramandabile di generazione in generazione.
In chiave ironica: avere meno può voler dire avere di più. Significa opporsi al fast fashion e ai suoi effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo.





